domenica 25 novembre 2018

"Rose Madder" di Stephen King - Cosa ne penso?


“Rose Daniels e` sposata con Norman da 14 anni; anni segnati da botte, soprusi, violenze fisiche e psicologiche e aborti provocati dai pugni. Per 14 anni Rose sopravvive e sopporta cercando di estraniarsi dalla realta` fino a quando un giorno, rifacendo il letto, scopre una minuscola macchiolina di sangue. Quella singola macchia la sveglia e la induce a rubare la carta di credito del marito, aprire la porta di casa e allontanarsi. Questo semplice gesto la porta 800 Km lontana da casa, verso nuove amicizie e verso la speranza. Ma Norman e` un poliziotto e non lascera` che la sua serva/moglie vada via cosi facilmente.
In tutto questo, poi, si inserisce un misterioso quadro, insignificante agli occhi di tutti tranne che a quelli di Rosie, che ne viene irrimediabilmente e inspiegabilmente attratta.”




L'incipit di Rose Madder e` uno dei piu` intensi che abbia mai letto. C'e` una donna che un minuto prima stava leggendo tranquillamente un libro e un minuto dopo e` per terra, a cercare di ingurgitare con fatica e con dolore aria nei polmoni perche` le botte che ha appena ricevuto non le permettono di respirare e le stanno provocando un aborto. Questa situazione e` provocata dal marito, che semplicemente non gradiva la lettura della moglie. E` una situazione allucinante ma che per Rose Daniels e` la normalita` e non e` nemmeno finita: questo episodio accade nel 1985, un anno particolarmente pesante per i due coniugi, come verremo a sapere piu` avanti, ma anche uno dei primi di questo matrimonio che andra` avanti per altri 9 anni.

Al capitolo successivo, infatti, ci ritroviamo 9 anni dopo insieme a Rose mentre sta facendo le faccende di casa; ed e` in questo momento che grazie a una piccola goccia di sangue sul lenzuolo, regalo dell'ultimo pestaggio di Norman, scatta qualcosa nella testa addormentata di Rose. E Rose si trova in questo stato di apatia non perche` sia poco intelligente, ma come meccanismo di difesa; perche` la sua testa ha trovato solo questo modo per proteggersi. Ma un dettaglio cosi` piccolo, cosi insignificante induce Rose a svegliarsi e a sconvolgersi la vita. E noi aggiungeremo finalmente!
Da questo momento ha inizio da una parte un percorso di rinascita per Rose, che da topolino sperduto tira fuori un grande coraggio e piano piano, con l'aiuto di un centro antiviolenza e di nuove amiche, inizia a capire cosa ha veramente perso in quei 14 anni e cosa ha ancora da offrirle la vita. Dall'altra assisteremo alla caduta nel delirio di Norman, un uomo che se all'inizio ispira solo tanto disgusto, con il tempo incute vero timore.
All'inizio del romanzo, infatti, Norman sembra il classico marito violento, un po` ignorante, troglodita convinto che la moglie sia nata per fargli da serva; un uomo molto simile al marito di Dolores Claiborne, per esempio, ignorantone pronto a prendersela solo con chi reputa piu` debole di lui. In realta` Norman e` molto lontano dall' essere questo tipo di uomo. Il romanzo e` strutturato in modo da avere, nel momento in cui si separano, due punti di vista diversi: abbiamo alternativamente il punto di vista di Rosie e quello di Norman, o meglio quello della testa di Norman. Scopriamo cosi` che Norman e` un poliziotto estremamente competente e intelligente, ma crudele e corrotto e, cosa ancora piu` importante, un malato mentale. Inizialmente questa sua caratteristica e` poco sviluppata ma la fuga della moglie e` la scintilla che accende definitivamente la miccia e fa esplodere il delirio piu` totale: Norman in realta` e` una belva malata, un killer, un cannibale e probabilmente soffre anche di personalita` multiple. Dal ribrezzo iniziale si passa quindi ad avere sincero terrore per questo personaggio che fa della ricerca e della conseguente punizione della moglie la sua ossessione per la quale e` pronto a far fuori chiunque si metta in mezzo. La caccia e` veramente qualcosa di ansiogeno e mostra, come accade tantissime volte nei romanzi di King, quanto non sia necessario che ci sia un mostro sovrannaturale per avere paura: cio` che dobbiamo veramente temere e` la crudelta` e la follia dell'essere umano.

Ovviamente, essendo un romanzo di King, il sovrannaturale ci deve essere e questo e` rappresentato dal quadro che misteriosamente “chiama” Rosie in un negozio dei pegni. E` un quadro insignificante, una crosta, ma per Rosie e` magnetico e sara` fondamentale nello scontro finale tra moglie e marito.

Le parti che mi sono piaciute di piu` di questo romanzo sono la prima e l'ultima. La prima parte, che potrebbe arrivare piu` o meno fino a quando Rosie arriva al centro Figlie e Sorelle, e` come dicevo, veramente intenso. E` incredibile come Stephen King sia riuscito questa volta a mettersi perfettamente nei panni di una donna vittima di abusi e a descrivere eccezionalmente bene questa situazione. King non risparmia al lettore nessun dettaglio cruento e se si pensa che la scena iniziale sia qualcosa di orribile, pagina dopo pagina scopriremo che e` solo la punta dell'iceberg delle violenze subite da Rosie. E quando si pensa di aver letto l'episodio piu` brutto, Rosie ne ha in serbo un altro ancora peggiore. Questa donna ha subito una vera e propria tortura per 14 anni. In silenzio.
Ed e` bellissima anche la parte finale, in cui i due coniugi completamente cambiati, finalmente si scontrano: Norman ormai e` totalmente folle mentre Rosie e` una donna che sta cercando di superare i propri traumi ed e` molto diversa dalla donna che conoscevamo.

Il mio problema con questo libro e` con cio` che si trova nel mezzo. La parte in cui Rosie comincia la sua nuova vita non mi e` piaciuta molto perche` l'ho trovata finta e un tantino noiosa. Io sono fissata con la “plausibilita`” degli eventi descritti e tutto cio` che accade a Rosie in questa parte per me non lo e`. Per quanto io tifi per questa donna e creda che dopo l'inferno in cui ha vissuto meriti veramente la felicita`, in questa parte la felicita` arriva tutta insieme e troppo velocemente: in tempo zero sembra aver superato i suoi traumi, trova un lavoro da 1000 dollari alla settimana e un fidanzato perfetto. E soprattutto questa parte non mi e` piaciuta perche` non la ritengo credibile. Una donna nelle condizioni in cui e` Rosie qualche mese dopo essere fuggita di casa credo sia una donna ancora fortemente impaurita, che ha bisogno dei suoi tempi; non credo che abbia voglia di gettarsi subito tra le braccia di un altro uomo, sconosciuto per giunta, e dichiarargli amore eterno dopo una settimana. Se succede non e1 guarita ma proprio il contrario: e` una donna che ancora non ha superato la mentalita` di dipendenza da un uomo. E invece lei si mette giusto un paio di dubbi per due o tre giorni e poi si lancia a capofitto. E` stata molto fortunata ad aver trovato l'uomo apparentemente perfetto, che dopo i suoi racconti sul suo passato non si sbilancia minimamente. Tutto molto bello ma poco credibile e decisamente molto smielato. Non so, ma non credo che una storia d'amore fosse quello di cui Rosie avesse bisogno in quel momento. Avrei apprezzato di piu` se King l'avesse fatta rialzare completamente da sola, sulle sue gambe e poi, magari qualche tempo dopo lo scontro con Norman, le avesse fatto incontrare Bill. Perche` il suo lieto fine sta donna se lo merita indubbiamente.

In conclusione Rose Madder e` un libro che, se all'inizio mi stava piacendo totalmente, con il tempo ha perso un po` ma che e` incredibile dal punto di vista delle “storie umane” che King e` sempre in grado di raccontare con la sua solita bravura. Il mio voto e` un 3.8-4/5. 

lunedì 19 novembre 2018

"Obscura, tutti i racconti" di Edgar Allan Poe - Cosa ne penso?


“Obscura e` l'ultima raccolta completa in ordine cronologico di tutti i racconti in prosa di Edgar Allan Poe. Un autore famoso soprattutto per i suoi racconti sulla morte e sugli amori tragici ma che in realta` e` stato il precursore e l'ispiratore di tanti generi differenti, dall'horror alla fantascienza, dall'avventura alle storie investigative.”






<Poe ha fatto qualcosa che a nessuno era mai riuscito o sarebbe potuto riuscire. A lui dobbiamo il moderno racconto dell'orrore nella sua ultima e perfetta espressione. H.P.Lovecraft.

Cosa dire ancora su Edgar Allan Poe che non e` gia` stato detto? Lui, i suoi racconti, le sue poesie, sono state analizzate cosi tante volte e da persone molto piu` esperte di me che temo un po` questo commento. Mi scuso quindi in anticipo per la possibile ovvieta` delle cose che diro`.
Una cosa che pero` mi viene in mente quando penso a Poe e` che di solito viene associato all'horror e al paranormale. In realta` la sua produzione e` stata molto piu` vasta e differenziata. E leggendo questa raccolta si potra` benissimo intuire che i racconti “horror” sono solo una piccola parte di cio` che e` uscito dalla sua testa e dalla sua penna e che forse l'horror in molti casi c'entra poco.

Di raccolte di racconti ne esistono parecchie e ogni editore sceglie modalita` diverse per presentarli: ci sono raccolte in cui i racconti sono divisi per genere e ce ne sono altre, come quella in questione, che riporta i racconti in ordine cronologico. Ogni racconto e` quindi corredato di data di pubblicazione e titolo originale e procedendo in questo modo si incontrano racconti di generi piu` disparati. Si capisce quindi che Poe non ha attraversato nessuna “fase” ma che scriveva cio` che piu` lo ispirava in quel momento, come un fiume in piena. I racconti, comunque, non sono legati in alcun modo e quindi il lettore puo` decidere la modalita` di lettura che piu` gli aggrada: puo` procedere in ordine, come ho fatto io, oppure per “generi” e in questo caso nella prefazione e` presente un elenco di questo tipo, fatto proprio per chi volesse leggere prima i “racconti dell'orrore”, poi quelli del “grottesco” e cosi` via.
Dicevo che io ho preferito la lettura in ordine cronologico ma qui ammetto di aver barato! Non ho letto tutti i racconti, infatti, perche` la raccolta e` veramente vasta (962 pagine) e ho quindi preferito dare la priorita` ai racconti che non conoscevo; ma del resto gli altri non avevo un gran bisogno di rileggerli perche` nonostante siano davvero tanti, ognuno trova il modo di rimanere nella testa e quindi me li ricordavo piuttosto bene. Nessun racconto di Poe potra` mai uscire davvero da voi senza lasciarvi un segno.

Come gia` ho detto, Poe ha scritto diverse tipologie di racconti, e spesso si tende a pensare che abbia scritto sul “paranormale”. In realta` Poe non scrive apertamente cose di questo tipo. Mi spiego meglio. Ci sono racconti che per l'angoscia che trasmettono e per i fatti portati all'estremo possono apparire “sovrannaturali”, ma in realta` Poe quando mai parla di mostri o di fantasmi? Quello che descrive lui sono fatti sicuramente portati all' eccesso, inquietanti e che mettono i brividi ma normali (a parte forse una possibile reincarnazione, ok :D). I soggetti di questa tipologia di racconti sono la morte, le malattie mortali che portano via per sempre l'amata al protagonista, le ossessioni, la pazzia; sono patologie portate all'estremo, ma sempre patologie riconoscibili. E` il modo che ha lui di raccontarli che li rende raccapriccianti! E questi sono i miei racconti preferiti, quelli che me l'hanno fatto e tutt'ora me lo fanno amare alla follia. E quindi sto parlando di La maschera della morte rossa, Il gatto nero, Il pozzo e il pendolo, Il cuore rivelatore, La caduta di casa Usher, Berenice, Ligeia, William Wilson, Il seppellimento prematuro (potrei continuare ma spero di aver reso l'idea). Questa volta li ho saltati ma non mi stanco mai di rileggerli!

Poi abbiamo i racconti di genere investigativo, che sono pochi ma che adoro follemente! Tutti conoscono investigatori come Sherlock Holmes o Poirot ma prima di tutti loro e` arrivato Auguste Dupin, lo strano e intelligente investigatore parigino protagonista di storie come I delitti della Rue Morgue o Il mistero di Marie Roget. Per alcune caratteristiche sono simili alle storie narrate da Arthur Conan Doyle (per fare un esempio) ma hanno sempre quel tocco di macabro tipico di Poe che non ci posso fare niente, me li fanno amare di piu`!

Veniamo poi alle altre tipologie di storie che invece non mi conquistano molto. Se pensate che Poe fosse un depresso cronico che non rideva mai, ebbene vi sbagliate. Poe era estremamente ironico, con un senso dell'umorismo particolare e ci sono moltissimi racconti in cui queste due caratteristiche dominano. Ne vengono fuori dei racconti ironici, molto spesso satirici e caricaturali in cui i nomi dei protagonisti sono giochi di parole e i protagonisti stessi e gli eventi che li riguardano sono paradossali e grotteschi. Di questi racconti alcuni mi piacciono, altri decisamente meno. Alcuni, alla fine mi hanno fatta sorridere mentre altri mi hanno lasciato sensazioni di disagio, perche` il suo senso dell'umorismo poteva essere davvero strano. Tra questi mi sono piaciuti Hop-Frog, Non bisogna scommetere la testa col diavolo, La truffa, Il sistema del Dott.Catrame e del prof. Piuma, Sei stato tu!, Il demone della perversita` mentre non ho apprezzato racconti come Vita letteraria di Thingum Bob, Come si icsa un paragrafo, La falce del tempo.

Infine Poe scrisse anche molti racconti di avventura in cui troviamo viaggi di esplorazione in posti mai visitati dall'uomo o viaggi su mongolfiere e altri trabiccoli che portano a improbabili viaggi sulla Luna. Questi sono i racconti di Poe che non mi piacciono per niente. Mi rendo conto comunque che il problema non e` di Poe, che scrive anche in questo caso dei racconti dai quali traspare una intelligenza e una cultura molto vasta, ma mio perche` i racconti di avventura non mi sono mai piaciuti; e se poi sono ricchi di descrizioni di paesaggi, animali e mongolfiere varie allora perdo tutto il poco interesse che posso avere. Ma questo e` solo gusto personale.

Non posso che promuovere a pieni voti questa raccolta quasi completa (mancano solo le poesie), curata anche nei dettagli estetici e con una bellissima introduzione di H.P.Lovecraft, noto fan di Poe. Sicuramente consiglio pero` di affrontarla a piccole dosi e magari di alternarla ad altre letture, perche` per quanto belli, questi racconti letti tutti d'un fiato possono risultare abbastanza pesanti.
Il mio voto e` un 5 pieno!

martedì 13 novembre 2018

"The outsider" di Stephen King - Cosa ne penso?



“Nella torrida estate di Flint City un orrendo fatto di cronaca nera sconvolge le vite della tranquilla cittadina: Frankie Peterson, 11 anni, viene ritrovato morto dopo aver subito una violenza atroce. E come se non bastasse, tanti sono i testimoni oculari cosi` come le prove che incastrano Terry Maitland, una delle persone piu` conosciute e ben volute di Flint City. Come e` possibile che Terry, amorevole padre di famiglia e coach di tutti i ragazzini della citta` sia stato capace di tanto? Eppure le prove lo incastrano, e` sicuramente colpevole. Ma Maitland e` capace di fornire, per la sera dell'omicidio, un alibi a prova di bomba, inattaccabile.

Quale sara` la verita`? E` stato Maitland? E se non e` stato lui chi puo` aver commesso un omicido cosi disturbante?”



Dopo La scatola dei bottoni di Gwendy (in Italia sono usciti in ordine invertito) che nella scorsa primavera ci ha deliziato ma allo stesso tempo lasciati a “pancia vuota” per la brevita` del libro, esce in Italia anche la seconda fatica letteraria di Stephen King del 2018 con un romanzo che con le sue 529 pagine ha fatto da antipasto, primo, secondo e contorno. Ne avrei voluto ancora, ma per il momento mi sento abbastanza sazia!

The Outsider comincia come un thriller in piena regola. C'e` un efferato omicidio, delle indagini frettolose che conducono a un colpevole, c'e` un arresto eclatante, ci sono le prove che lo inchiodano ma anche quelle che lo scagionano; insomma, un mistero in piena regola. Gia` solo questa parte e` stata veramente avvincente. King ha dimostrato, con la trilogia dedicata a Mr.Mercedes e al detective Bill Hodges, di essere un eccellente scrittore di thriller e con questa prima parte conferma che ha poco da invidiare ai maestri del genere perche` tiene davvero il lettore incollato alle pagine, crea suspence e ci si interroga continuamente per tentare di spiegare cosa puo` essere successo. Terry Maitland e` veramente innocente o come un bravo serial killer che si rispetti recita alla perfezione il ruolo di cittadino modello?

E qui Stephen King da la mazzata. Quando ormai ci sentiamo dentro al mistero e alle indagini avviene un signor colpo di scena che forse si puo` solo intuire nelle pagine precedenti ma che che quando arriva lascia a bocca aperta e soprattutto ribalta completamente il corso del romanzo, che da questo momento prende una strada totalmente diversa (sebbene attenzione, sempre legata alla storyline principale). E` qui che lui scrittore e noi affezionati lettori rientriamo in un territorio piu` conosciuto, nel quale ci troviamo piu` a nostro agio; e` qui che gli eventi prendono una piega inaspettata per i protagonisti, che devono avere la forza di mettere in discussione la realta` per come la conoscono se voglio arrivare alla verita`. Di piu` non si puo` assolutamente dire perche` rovinerei le sorprese, che in questo romanzo sono tante davvero. E` molto difficile, infatti, andare avanti da questo momento con il commento perche` cadere nello spoiler e` facile e non voglio rovinare le sorprese o mettere pregiudizi a nessuno.

Da questa considerazione, pero`, arriviamo al finale del libro che da molti (non da tutti) viene considerato un po` deludente o non all'altezza del resto del libro. Premettendo che qui nessuno critica la scrittura di Stephen King, credo che un po` tutti si riferiscano alla scelta narrativa, alla spiegazione che viene data all'omicidio, origine di tutte le vicende e in questo caso si tratta esclusivamente di gusti personali. In tale senso, io vorrei dissentire dall'opinione comune dicendo che a me la conclusione e` piaciuta molto. Perche` ho ritrovato lo Stephen King che conosco; perche` per quanto riconosco che King e` anche un ottimo scrittore di thriller, la sua sostanza e` un'altra. Se io leggo “un King” e` perche` ricerco determinate caratteristiche in una storia e qui le ho trovate tutte.

Come accade spesso, King e` anche un ottimo caratterizzatore di personaggi. Dopo i suoi libri con protagonisti ragazzini, i miei preferiti rimangono quelli dove non c'e` un solo protagonista ma dove i protagonisti sono una cittadina e un gruppo di suoi abitanti; cittadine relativamente piccole, dove tutti si conoscono e dove King si sbizzarrisce creando personaggi tutti diversi ma che sono tutti “reali”, con i pregi ma soprattutto i difetti degli esseri umani. Quindi non posso che menzionare le belle ma altrettanto terribili descrizioni dell'omicidio, del ritrovamento, dell'arresto e della gogna pubblica di Terry Maitland, e soprattutto della folla davanti al tribunale, formata da gente per bene, ma che in gruppo e fomentata dalla rabbia e dall'indignazione diventa, come dice King stesso “un branco di iene”.

Mi e` piaciuto proprio tutto tutto? Sinceramente si, ho pochissime critiche da fare a questo libro, ma se proprio voglio trovare il pelo nell'uovo, l'unica cosa che forse non mi ha soddisfatta pienamente e` stata la velocita` del finale. Non la spiegazione, non i fatti, ma la velocita`. In effetti, dopo quasi 500 pagine il tutto si conclude in modo un po` sbrigativo, avrei voluto piu` azione; ma nonostante questo me lo sono proprio goduta.
Inoltre, un'altra polemica legata a questo libro e` il fatto che King ha inserito tra i personaggi una vecchia conoscenza, che con la sua presenza ha raccontato per filo e per segno altri suoi romanzi. E` vero, ci sono tanti spoiler, pero` non la vedo come una grande novita`. Gli appassionati di King sanno che zio Steve e` uno spoileratore nato, lo fa apposta, si diverte. Annuncia grosse morti qualche pagina prima oppure racconta i finali dei libri di altri autori, e come in questo caso si collega ad altre sue opere ciarlando a ruota libera. Si sa che e` cosi, quindi non capisco perche` indignarsi. L'avvertenza che si puo` dare a chi desidera affrontare la lettura di The outsider (e che forse si poteva scrivere da qualche parte) e` di essere sicuri di aver letto prima tutta la trilogia di Mr.Mercedes. Fidatevi!

The outsider per me e` in definitiva una delle migliori produzioni Kinghiane degli ultimi anni, mi ha fatta appassionare come non mi succedeva da un po`, costringendomi a pensare in continuazione a quale potesse essere la verita`e a trovare qualsiasi momento libero per andare un po` avanti nella lettura. Devo ringraziare il fatto di aver partecipato a un gruppo di lettura che mi ha “costretta” a leggerlo piano o l'avrei finito in un paio di giorni :D Il mio voto per questo libro e` un 5/5 pieno.




lunedì 12 novembre 2018

"I medici - Una regina al potere" di Matteo Strukul - Cosa ne penso?


“Francia, 1536. Caterina de Medici, bisnipote di Lorenzo il Magnifico, e` diventata delfina di Francia grazie al matrimonio con il principe Enrico ma la sua vita non a corte non e` per niente semplice: malvista da tutti in quanto straniera e non nobile, tradita pubblicamente con la favorita Diana di Poitiers, Caterina e` costretta a subire le umiliazioni aspettando pazientemente il momento in cui potra` prendersi le sue rivincite.
Sullo sfondo di una Francia colpita da orribili guerre di religione, che culmineranno con la strage degli Ugonotti, in questo romanzo assisteremo all'ascesa al potere di Caterina de Medici, una donna passata alla storia come donna senza cuore e violenta ma che in realta` possedeva tante sfumature.”




I medici – Una regina al potere e` il terzo volume che Matteo Strukul ha dedicato alla famiglia fiorentina piu` famosa. Dopo aver incontrato Cosimo (Una famiglia al potere) e Lorenzo il Magnifico (Un uomo al potere), rispettivamente nonno e nipote, facciamo un salto nel secolo successivo e in un'altra nazione. Caterina de Medici, infatti, viene promessa in sposa al delfino di Francia Enrico II, un uomo bello di cui Caterina si innamora immediatamente ma che non la contraccambiera` mai. Quando Caterina arriva in Francia, infatti, Enrico ha gia` una relazione con una donna 20 anni piu` vecchia di lui ma considerata la piu` bella del Regno, Diana di Poitiers, che gli fa da madre, da confidente e da amante.
Enrico non e` neanche diretto erede al trono, in quanto prima di lui c'e` suo fratello, Francesco, ma nel momento in cui viene assassinato per Enrico e Caterina si apre la strada che portera` dritta al trono.

Caterina e` passata alla storia come una donna potente, ma di brutto carattere; violenta, assetatata di sangue e vendicativa. Strukul pero` decide di presentarci una Caterina differente e che sarebbe, secondo gli studi affrontati per scrivere questo romanzo, molto piu` vicina alla Caterina reale.
Nella prima parte della sua vita a corte, infatti, Caterina e` costretta a stare in un angolo e messa li per pura figura. Nonostante sia da subito felice del ruolo e del matrimonio che le viene imposto, e nonostante l'entusiasmo con il quale abbraccia la sua nuova patria, non verra` mai accettata completamente ma anzi verra` costantemente criticata, additata, snobbata per la sola colpa di essere italiana. Inoltre Enrico vive pubblicamente e senza problemi la sua storia d'amore con Diana, senza mai preoccuparsi del dolore e dell'umiliazione che infligge alla moglie. Caterina all'inizio e` una donna di buon cuore, innamorata e molto intelligente ma e` costretta a ingoiare rospi per anni. Sopportare e attendere diventano il suo mantra.
Nel momento in cui diventa regina, deve portare su di se il peso del governo, gli intrighi, la vedovanza, deve pensare ai suoi 10 figli e alla Francia e questo, sommato a tutto quello che ha dovuto sopportare per anni la portano piano piano a essere la donna che ora viene ricordata. Purtroppo, per il governo, le lotte di religione e la difesa della sua famiglia fara` delle scelte estremamente infelici, non senza una punta di rimorso ma che non basta a fermarla.
Se Caterina per certi versi e` sicuramente una Medici degna erede dei personaggi che hanno fatto grande il nome della sua famiglia, per altri e` il simbolo dell'inizio del declino della stessa. Ha sicuramente ereditato una grande intelligenza, e` scaltra soprattutto in politica, una grande stratega; ma non e` comunque in grado di “competere” con chi l'ha preceduta.
Se per esempio leggendo i primi due volumi, Cosimo e Lorenzo sono uomini quasi da ammirare, con i quali i lettori si puo` anche identificare e che puo` amare, con Caterina questo non avviene. All'inizio della sua storia ci si immedesima molto in lei, ma nel momento in cui cambia, il lettore non puo` piu` trovarsi in sintonia con lei.
Ho comunque trovato il personaggio di Caterina molto interessante dal punto di vista storico, anche se non credo diventera` uno dei miei personaggi storici preferiti.

Per quanto riguarda lo stile del romanzo, dico che mi e` piaciuto. Probabilmente tra i primi tre il mio preferito rimarra` il primo, Una famiglia al potere e con lui Cosimo che mi manca ancora moltissimo. Il secondo volume, invece, Un uomo al potere e` stato quello che mi ha provocato un po` di delusione per vari motivi tra cui la figura di Lorenzo, di cui avevo un'immagine totalmente diversa. Il Lorenzo di Strukul, purtroppo, ha ben poco di Magnifico ma sembra piu` un uomo che si impegna per accontentare gli altri ma che alla fine combina solo casini! Inoltre ricordo di aver trovato alcune scene decisamente poco credibili e un po` irritanti, messe un po` a casaccio.
In questo terzo volume, invece, benche` la protagonista non mi abbia fatta “innamorare”, ho trovato un romanzo di nuovo ben scritto, ben narrato e senza i difetti trovati in Un uomo al potere. Va bene, questi romanzi non si posso definire esattamente dei capolavori della letteratura ma non per questo non sono bei libri. Strukul mi ha immersa subito nella Francia del '500 e in maniera molto avvincente, tanto che se non avessi avuto vari impegni l'avrei finito in due giorni. Non riuscivo a staccarmi dalla lettura!
Ma mi e` piaciuto tutto tutto? No, perche` come ho detto non e` un romanzo perfetto. Quello che a me personalmente non e` piaciuto, e che si ritrova in tutti i libri della saga, e` il fatto che e` abbastanza frettoloso. I capitoli sono molto brevi, a volte troppo, e spesso da un capitolo all'altro si fa un salto temporale di qualche anno per ritrovare quindi i personaggi cresciuti, cambiati. Ogni volta mi sono trovata un po` spaesata, come se mi mancasse qualcosa. E` sicuramente una scelta dell'autore, che per coprire piu` decenni della vita dei protagonisti deve scegliere: o scrivere un romanzo di mille pagine o correre un po`. Strukul sceglie la seconda via, ma questa scelta non mi ha soddisfatta molto.
In conclusione questo libro ha eliminato la delusione provata con il suo predecessore, mi ha intrattenuta piacevolmente per qualche giorno e divertita. Un romanzo storico di non altissime pretese ma molto carino, e per questo non vedo l'ora di terminare la saga con il quarto e ultimo volume per poi dire addio a questa grande famiglia!



lunedì 29 ottobre 2018

"Orgoglio e pregiudizio e zombie" di Seth Grahame-Smith - Cosa ne penso?


“Da ormai 50 anni l'Inghilterra e` stata colpita da un morbo incurabile, che trasforma i morti in zombie affamati di cervelli umani e la piaga e` cosi vasta che tutti i giovani, ragazzi e ragazze, sono impegnati fin dall'infanzia a imparare le arti marziali e a destreggiarsi con armi e altri strumenti di morte. Tutti sono devoti alla Causa, almeno fino a quando non si saranno sposati.
E tra un allenamento e una spedizione punitiva in cerca di zombie da far fuori, si sviluppa la arcinota vicenda delle sorelle Bennet, e dell'amore travagliato tra la testarda Elizabeth e lo scontroso Darcy.”



Quando Seth Grahame-Smith lesse per la prima volta Orgoglio e pregiudizio, non ne ebbe una buona impressione. Come renderlo piu` accattivante? Aggiungiamo qualche zombie qua e la!
Scherzi a parte, cosa sarebbe questo libro? Una rivisitazione? L'autore si e` semplicemente ispirato alla storia originale? No. Il romanzo che ho appena letto e` in tutto e per tutto il libro scritto dalla Austen in cui, ogni tanto, sono state inserite delle scene con piu` azione e qualche morto vivente. In pratica non sara` per niente strano che una conversazione tra due protagonisti della storia venga interrotta dall'arrivo di un'orda di zombie per poi assistere a una scena degna di Jackie Chan.
E` comprensibile quindi che vista in questo modo, l'intera idea di Grahame-Smith possa risultare un abominio e che i fan della Austen e di Orgoglio e pregiudizio si siano sentiti quasi “insultati”.
Ma dopo aver letto questa versione, posso dire che non e` cosi.

Se deciderete mai di affrontare questa lettura, sia che conosciate gia il romanzo di zia Jane, sia che non lo abbiate mai letto, e` importante affrontarlo nella maniera giusta. Questo libro non e` un insulto, non e` brutto, non e` un affronto; e` semplicemente una parodia. E pure ben riuscita.
Le parti “aggiunte”, per quanto assurde per il contesto, sono state inserite in maniera a parer mio intelligente; e` ovvio che il lettore si accorgera` del cambio di autore, pero` Grahame-Smith e` riuscito ad adattare la storia da lui inventata e soprattutto il linguaggio a quello pensato dalla Austen. Il risultato e` molto fluido, le parti originali e aggiunte non sembrano staccate tra di loro, ma si amalgamano bene.
Ne viene fuori una lettura parecchio divertente, leggera e sdrammatizzata. Ed e` con questo spirito che consiglio di affrontare questa lettura!

Io mi sono divertita parecchio, e ho anche riso in qualche occasione. E` stata una lettura leggera, nonostante stessi leggendo un classico, e nonostante io difenda sempre questo genere di libri, non ho mai avuto l'impressione che la Austen fosse stata in qualche modo “violata”. E` una parodia, e come tale va presa. Quindi, consiglio questo libro? Si! Se affrontata nella maniera giusta il divertimento e` assicurato.
Certo, se non conoscete il romanzo originale e pensato di avvicinarvi partendo direttamente da questo, allora sbagliate strada! Ma se gia` avete letto Orgoglio e pregiudizio e avete voglia di leggere una versione piu` spiritosa, allora potete leggerlo. Senza “pregiudizio”, mi raccomando! Ovviamente non lo considero un capolavoro, ma una lettura molto piacevole e adatta al periodo. Il mio voto e` di 3.5/5.  


domenica 28 ottobre 2018

"Frankenstein" di Mary W. Shelley - Cosa ne penso?


“Siamo nel Nord piu` profondo. Una nave e` momentaneamente bloccata dal ghiaccio, quando viene avvistato un uomo alla guida di una slitta trainata da cani. Il comandante Walton ordina di issare l'uomo, ormai stremato, che dopo essersi ripreso decide di raccontare la propria storia. L'uomo raccolto e` uno scienziato svizzero, il dottor Viktor Frankenstein, e si trova li perche` ha una missione: trovare e uccidere il risultato del suo esperimento piu` abominevole. Inizia dunque un lungo racconto, durante il quale il dottor Frankenstein ripercorre la sua vita felice e tranquilla fino al funesto giorno in cui decise di creare la vita, riportando in vita un uomo e creando un mostro, che portera` rovina e sventura alla sua famiglia e che rischia di diventare una seria minaccia per il mondo intero.”




La storia della nascita di questo romanzo di Mary W. Shelley e` molto nota ormai, ma per chi ancora non ne conoscesse l'origine, assicuro che e` molto curiosa. E` infatti il frutto di una notte passata a leggere storie di fantasmi tra amici durante una notte buia e tempestosa: gli amici erano Mary Shelley e il marito, John W. Polidori e Lord Byron. Da questa notte abbiamo avuto in dono “Il vampiro” di Polidori (erroneamente attribuito a Lord Byron in un primo momento) e appunto “Frankenstein – Il moderno Prometeo” di Mary Shelley.

Come per altri romanzi in cui il protagonista e` un “mostro” ormai entrato nella tradizione popolare horror (Dracula, per esempio), anche nel caso di Frankenstein con il tempo si e` perso quello che e` stato il significato originale; le caratteristiche dei protagonisti della storia sono state prese, rivisitate talmente tante volte che l'idea che abbiamo oggi del dottor Frankestein e del suo mostro sono leggermente diverse da quelle che Mary Shelley ha messo su carta. Tanto per cominciare, siamo abituati a pensare a Frankenstein come a un mostro ottuso, senza cervello, guidato solo dai suoi istinti animaleschi mentre il dottore che lo ha creato e` si, un po` pazzo, ma fiero della sua creatura come se fosse un figlio. Niente di piu` sbagliato.
Abbiamo creato nel tempo una semplice storia dell'orrore, con un mostro che dovrebbe far paura e ci siamo dimenticati di tutto il grosso e importante significato che sta dietro questa storia.

Tanto per cominciare, il “mostro” non solo non si chiama Frankenstein (nome del suo creatore) ma non ce l'ha neanche un nome. Questo perche` il dottore, una volta passata la frenesia e l'eccitazione per la riuscita del suo esperimento, e dato uno sguardo alla creatura sul suo tavolo, prova una immediata repulsione; prova orrore e si, anche un po` di schifo, si convince che la creatura sia malvagia e ..scappa. Lascia baracca e burattini e va a nascondersi, come i bambini che si convincono che se chiudono gli occhi, la marachella appena combinata scomparira`. Da questa mia affermazione si puo` forse intuire perche` il dottor Frankenstein non riuscira` mai, durante tutto il romanzo, a suscitare un po` di simpatia o solidarieta` in me. Infatti non si prendera` mai la responsabilita` di cio` che ha fatto, ma sara` sempre colpa del mostro. Il mostro e` cattivo, basta guardarlo, e sicuramente compira` qualche orrendo misfatto. Certo.

Il mostro effettivamente qualche orrendo misfatto lo compie, ma perche` ce lo conducono. In realta` il mostro non e` per niente privo di cervello e tantomeno cattivo. E` estremamente intelligente, tanto da imparare a parlare, leggere e ragionare in pochi mesi e soprattutto, all'inizio e` una creatura buona, pura, incontaminata. Non e` ancora stata macchiata dalla cattiveria del mondo ed e` come un bambino. Ha un estremo desiderio del contatto umano, vuole compagnia, vuole essere amato e fa alcuni tentativi in questo senso, ma ogni volta che si mostra all'uomo la reazione e` sempre la stessa: terrore, rabbia, violenza. Ne hanno paura e tentano di ucciderlo. Se pero` fosse solo per queste persone, il loro comportamento e` in parte giustificabile perche` solo il lettore sa, in quel momento, che la creatura e` buona. Le reazioni che suscita negli estranei e` puro istinto di sopravvivenza. Cio` che trovo imperdonabile e che alla fine e` quello che spinge la creatura a uccidere, e` la reazione del dottore. Se anche per lui potrebbe valere questa giustificazione per il loro primo incontro, non vale piu` successivamente: la creatura, infatti, cerca piu` volte di parlare con il proprio creatore, Frankenstein ha quindi l'occasione di capire che la creatura non e` una minaccia ma vuole solo essere accettata e sarebbe una sua responsabilita` provvedere a questo. Alla creatura, in fondo, sarebbe bastato solo questo, l'affetto da parte dell'uomo che l'ha messo al mondo.
E` invece il dottore la creatura piu` ottusa in questo racconto, perche` nonostante le parole e i gesti, per lui e` piu` importante quello che vede: l'aspetto non mente, la creatura e` orrenda e quindi malvagia e bugiarda.
Ecco che la creatura uccide. Se tutti credono che sia malvagio, allora vuole dare una buona ragione per ritenerlo tale. In realta` fino alla fine la creatura non diventa mai veramente cattiva, ma anzi, si pentira` degli atroci gesti commessi; ma il pregiudizio e` piu` forte dei fatti.
Ecco perche` questo romanzo non andrebbe considerato una semplice storia dell'orrore, perche` dietro c'e` un significato molto piu` profondo. E` una storia di solitudine, di amore negato, di accettazione; e` una storia sul pregiudizio e sulle conseguenze che questo puo` avere sulla vita delle persone.

E` stata una rilettura decisamente piacevole, ed e` diventato uno dei miei romanzi preferiti in assoluto. Toccante, mi ha fatto indignare e riflettere e per questo non posso non dargli altro che un 5/5 pieno.



lunedì 22 ottobre 2018

"Le case del brivido" AA.VV. - Cosa ne penso?


“Nelle ore piu` cupe della notte le finestre cigolano, un rumore di passi si ode sulle scale, una porta inizia lentamente ad aprirsi...comincia il terrore!
Dall'orrore della storia di Steohen King che non vi consentira` piu` di guardare un armadio senza provare un brivido alla sanguinosa soluzione dell'enigma di Lizzie Borde descritto da Robert Bloch, ecco 17 storie del terrore scritte dai migliori autori di questo genere.”




Sicuramente un bel racconto horror ambientato in un epoca lontana o in un mondo inventato, se scritto da una buona penna puo` mettere qualche brivido. Ma forse si riesce a ottenere molta piu` suspence se questi racconti horror sono ambientati in un luogo familiare, che magari da un senso di tranquillita` e di sicurezza. E quale posto migliore di una casa? La casa e` pace, la casa e` rifugio; ma se e` proprio la casa ad essere posseduta, a metterci in pericolo allora dove possiamo nasconderci? Ecco perche` le storie horror con case “infestate” hanno sempre molto successo.
E in questo periodo si parla tanto di case infestate (la butto li...Hill House :D). Certamente alla Jackson dobbiamo il merito di aver introdotto un particolare tipo di genere “casa dell'orrore” ma non e` stata la prima. E soprattutto in questa raccolta non ci sono solo case abitate dai fantasmi ma molto di piu`.

I temi trattati da questi diciassette autori sono tanti: abbiamo i fantasmi ma anche mostri, “babau”, alieni, assassini e altri misteri che rendono queste dolci casette teatro di terrori. Gli scrittori scelti sono tutti ottimi autori, scrittori, poeti, sceneggiatori e drammaturghi che coprono un periodo storico che va dalla meta` del XVIII secolo fino ai giorni nostri e i racconti sono appunto pubblicati in ordine cronologico. Questo ci permette anche di vedere come il tema della casa del brivido e` trattato e cambia a seconda della societa` e dei costumi del periodo in cui quel particolare autore e` nato e vive.
Partiamo quindi da La casa e il cervello di Edward Bulwer-Lytton, in cui vengono affrontati tutti i temi cari agli intellettuali di meta` '800 come la superiorita` della scienza, la razionalita`, l'entusiamo post-Darwin e il mesmerismo, per arrivare a I bambini ridevano cosi dolcemente di Charles L.Grant in cui il protagonista e` un uomo dei tempi moderni sposato, con villetta e lavoro da insegnante annessi.

Ovviamente non mi sono piaciuti tutti allo stesso modo, ma tra diciasette diversi racconti ho trovato quelli mi che sono piaciuti tantissimo, quelli che mi hanno lasciata piu` o meno indifferente e quelli che non mi sono piaciuti per niente.
Tra quelli che mi hanno annoiata c'e` proprio La casa e il cervello, perche` generalmente le storie con questo tipo di tematiche mi annoiano molto e mi irritano pure un pochino per la spocchia con la quale sono scritte, oppure La casa a Bel Aire che ho trovato un po` banalotta.
I miei racconti preferiti, invece, sono stati: I ratti nei muri tipico racconto nel perfetto stile “Chtulhu” di H.P.Lovecraft e La cosa in cantina di David H. Keller e L'uomo nero di Stephen King, in cui viene affrontato il tema del “babau”, una delle cose che da piccola mi hanno impressionata di piu` e che tutt'ora mi fanno controllare e sigillare l'armadio ogni notte, giuro! Ognuno ha le sue tare.

Una menzione particolare per due racconti che mi hanno colpito, sebbene per motivi molto diversi.
Il primo al quale mi riferisco e` Nessun posto per nascondersi di Jack L. Chalker. Leggendo questo racconto ho provato sentimenti decisamente contrastanti: all'inizio l'autore ci parla di una casa costruita su una collina ritenuta maledetta dagli abitanti del luogo e che e` stata, nel corso degli ultimi 200 anni, teatro di terribili e irrisolti omicidi e questa carrellata di cold case e` davvero avvincente! Poi, improvvisamente veniamo catapultati in un futuro lontano migliaia e migliaia di anni, quando i terrestri sono in lotta con bruttissimi alieni provenienti da Sirio e li abbiamo la soluzione per questi “cold case”. Si, c'entrano gli alieni e i viaggi nel tempo! Capite che dall'entusiamo iniziale mi sono ritrovata spiazzata tanto da chiedermi quale mitica ca...volata stessi leggendo. Tuttavia vi consiglio di continuare la lettura perche` il racconto diventa qualcosa di tragicomico, con un protagonista alieno decisamente sfigato, che alla fine mi ha fatto sorridere! Si, l'ho trovato veramente carino. Macabro, ma divertente!
Per l'ultimo racconto di cui voglio parlare torno seria, perche` ha una tematica importante. Parlo di La carta da parati gialla di Charlotte Perkins Gilman. In questo racconto non ci sono fantasmi o presenze misteriose, ma tutto quello che avviene e` causato dalla mente della protagonista. Questa e` infatti una donna di fine '800, inizio '900 che viene letteralmente segregata in una camera dal marito (medico) come cura per la depressione post-partum. Gli avvenimenti ci vengono raccontati dalla protagonista stessa, della quale leggiamo il diario ed e` qualcosa di angosciante perche` se all'inizio la donna sta male ma e` ancora abbastanza lucida, piano piano il lettore assiste impotente alla degenerazione della mente della donna che inizia a delirare, ad avere allucinazioni e a diventare paranoica; tutto cio` sfocia quindi nella follia finale. Questo racconto e` molto importante perche` l'autrice, una delle prime femministe del secolo scorso, affronta in maniera potente un tema che nel suo periodo era un taboo, ovvero la depressione e in particolare quella post-partum e soprattutto il modo in cui veniva affrontata: si tendeva a nascondere, sminuire, trattare la donna da isterica o come una bambina capricciosa. Cio` che lei scrive e` molto potente e questo racconto e` famoso per quello.

Una raccolta tutto sommato molto carina, in cui ho apprezzato la scelta degli autori e il fatto che il tema “casa dei brividi” sia affrontato in modo sempre diverso, senza nessuna scopiazzatura o senso di deja-vu`. I racconti sono scritti in maniera perfetta, anche se non tutti mi sono piaciuti ma quello e` soggettivo. Trovo che sia una raccolta niente male da leggere, soprattutto in questo periodo Halloweenesco, quindi se riuscite a trovarla consiglio di darle una possibilita`.