venerdì 30 marzo 2018

"Il buio oltre la siepe" di Harper Lee - Cosa ne penso?


“Jean Louise Finch, meglio conosciuta come Scout, e` una bambina nata nell'Alabama a cavallo degli anni '20 e '30. E` figlia di Atticus Finch, un noto avvocato della contea di Maycomb.
La vita di Scout procede serena tra i giochi con il fratello Jem e l'amico Dill e la tanto odiata scuola, fino a quando Atticus non viene incaricato di difendere un cliente in un processo molto spinoso: un uomo di colore accusato di aver violentato una ragazza bianca.
Da quel momento in poi Scout ci racconta come l'atteggiamento dei suoi concittadini cambia nei loro confronti e assistiamo attraverso i suoi occhi al processo svoltosi in un America profondamente razzista, fino all'epilogo.”




Il buio oltre la siepe e` il piu` celebre romanzo di Harper Lee, premiato con il premio Pulitzer nel 1960. Parte del merito lo dobbiamo a Truman Capote, amico della Lee, che la convinse a scrivere cio` che lei raccontava. Grazie a questo piccolo incoraggiamento abbiamo avuto un grande libro su uno dei temi piu` scottanti e tristi della storia dell'uomo, ambientato in un luogo che paradossalmente trovo estremamente affascinante.
Non doveva essere per niente semplice vivere in un paese del sud degli Stati Uniti, all'inizi del secolo scorso, subito dopo la grande recessione del 1929. Poverta`, arretratezza, razzismo, classismo. Uno schiavismo che in teoria doveva essere abolito ma che ormai faceva parte della cultura di quei luoghi.

Il libro e` costituito da due parti che vanno a dividerlo esattamente a meta`. La narratrice e` una Scout cresciuta che ci narra di questo episodio avvenuto quando lei aveva tra i 7 e i 9 anni e nonostante chi ci parla sia un'adulta, Scout riporta esattamente cio` che lei visse e penso` all'epoca. Insomma, a raccontarci tutto e` alla fine una bambina.
Nella prima parte non veniamo a sapere niente dell' episodio importante che sconvolgera` le vite dei protagonisti. E` gia avvenuto ma Atticus e gli altri adulti stanno bene attenti a non farne parola con i bambini; o meglio i bambini come Scout, Jem e Dill, vivono nella loro bolla di felicita` fatta di giochi e piani per stanare il misterioso vicino, Boo Radley. Tutta questa parte e` una gigantesca introduzione, molto bella perche` entriamo in sintonia con i protagonisti e con la citta`, impariamo a respirare e a vivere la quotidianita` del periodo. Bella ma forse un po` troppo lunga. Alcuni episodi su cui Scout si sofferma sono anche un pochino superflui…
Poi, a un certo punto Atticus e` costretto ad annunciare di aver ricevuto l'incarico per questa difficile difesa e avverte i suoi figli che da quel momento le loro vite potrebbero subire uno scossone. E in effetti ha ragione, perche` la maggior parte della gente non vede per niente di buon occhio che un bianco prenda le difese di un nero, che a causa della sua pelle non puo` che essere per forza colpevole.

E da questo momento inizia la seconda parte che ho letteralmente divorato. Infatti e` qui che avviene il processo, e grazie ai nostri ragazzi che riescono a intrufolarsi, assistiamo anche noi a questo processo farsa. E con Scout anche noi siamo li, ascoltiamo Atticus, i testimoni, percepiamo la calca, il caldo asfissiante di un tribunale stracolmo di gente, l'indignazione; capiamo perfettamente come sono andate le cose in realta` e condividiamo la reazione di Dill o di Jem. Questa parte fa riflettere davvero tanto, perche` l'epoca e i luoghi saranno anche diversi e per fortuna di strada ne abbiamo fatta, ma quante delle cose che vengono dette o pensate, i pregiudizi e gli atteggiamenti sono ancora presenti ora, nel 2018? Di strada ne abbiamo fatta, e` vero, ma ne abbiamo ancora tanta da macinare.

Parlando di personaggi, come si fa a non amare Atticus. Un padre, un uomo e un avvocato magnifico. Mentre per quanto riguarda la nostra piccola narratrice, Scout, non ho bellissime parole nei suoi confronti :D Va bene, e` una bambina e ci sta che certe cose non riesca a capirle come un adulto, ma e` troppo troppo ingenua. Ci sta anche che un bambino stia nella sua bolla, per cui le cose che gli accadono attorno non lo colpiscono a fondo, ma lei vede, a un certo punto la sua vita ne e` colpita in pieno, e` una bambina che dimostra molta intelligenza e furbizia. Come mai non riesce ad applicarla? Davvero, anche io a 8 anni non capivo tutto ma episodi del genere mi avrebbero fortemente colpita. Lei no, non coglie. Assiste da spettatrice passiva, non capisce quando gli altri stanno male e perche`. Mi e` sembrata un tantino egoista ed egocentrica.
Mi piace molto l'idea di raccontare questa storia attraverso gli occhi di un ragazzino che nella sua innocenza per la prima volta assiste alla crudelta` del mondo degli adulti, perche` trovo che siano sempre i narratori piu` sinceri. Ma a questo punto avrei preferito di gran lunga che a raccontare tutto fosse Jem. Mi sarebbe piaciuto molto conoscere bene i suoi pensieri.

A parte questa cosa, che e` personale, il libro merita tutto il successo e premi che gli sono stati riconosciuti. Con la seconda parte mi ha conquistata! Magnifico.
Voto? 5/5 ovviamente!!

mercoledì 21 marzo 2018

"La scatola dei bottoni di Gwendy" di Stephen King & Richard Chizmar - Cosa ne penso?


“ Gwendy Peterson e` una ragazzina normale ma un po` in sovrappeso e per questo e` presa di mira dai bulli della scuola. Ma lei non e` una che si abbatte facilmente e si pone un obiettivo: prima dell'inizio della scuola media dimagrira`, cosi la smetteranno di chiamarla Goodyear. Per raggiungere il suo obiettivo, Gwendy corre ogni giorno su una scalinata che si trova nella cittadina in cui abita, Castle Rock; una scalinata chiamata anche Scala del Suicidio per via di qualche triste episodio successo nel passato.
E` proprio qui che un giorno incontra Richard Ferris, un misterioso uomo con un cappello, tutto vestito di nero, che sembra conoscerla molto bene. Il signor Ferris affida a Gwendy una curiosa scatola in grado di elargire doni come monete d'argento e cioccolatini, ma soprattutto con dei bottoni colorati. Ferris spiega in maniera sibillina a Gwendy a cosa corrispondono i vari bottoni, soprattutto il nero e il rosso ma non le dice a cosa effettivamente serve. E poi sparisce cosi` come e` arrivato.
Spetta a Gwendy, diventata ormai custode della scatola, scoprire la funzione, o meglio ancora i poteri della scatola dei bottoni e soprattutto fare attenzione a che nessun malintenzionato la scopra.”



Eccoci finalmente all'ultima (almeno in Italia) fatica letteraria del Re. Devo dire che ho passato piu` tempo ad attenderlo che a leggerlo. Si, perche` anche se viene chamato romanzo, in realta` sarebbe piu` giusto considerarlo un romanzo breve o meglio ancora un racconto. Un po` lungo ma un racconto. In Italia e` lungo 240 pagine, grazie a stratagemmi grafici e illustrazioni molto carine che si alternano al racconto; la versione americana invece e` lunga 171 pagine. Capite bene che e` una lettura veloce, ma intensa.
E` scritto a quattro mani con un altro autore, Richard Chizmar, ma sembrerebbe che la farina sia quasi del tutto del sacco di King. Chizmar avrebbe aiutato il Re a rifinirlo e a ideare il finale. Infatti devo dire che il tocco di King si avverte molto in questo racconto. E` normale che sia un po` diverso per certi aspetti da altri suoi lavori ma Stephen c'e`! Non e` un racconto horror, ma c'e` mistero, curiosita` intorno a questa scatola dai poteri chiaramente soprannaturali.

Con questo libro i fan di Stephen King tornano a Castle Rock, citta` della splendida Stand by me, per fare la conoscenza di Gwendy, una ragazzina molto in gamba, determinata e con la testa sulle spalle. Io adoro i romanzi di King in cui i protagonisti sono ragazzini. Sono i miei preferiti. Sempre un po` emarginati, normali ma con qualcosa che li rendera` importanti. Ragazzini con gli attributi. E qui, ancora una volta, la protagonista mi e` piaciuta moltissimo!
Ben presto Gwendy si rende conto che la scatola ha dei poteri ma non ne approfitta mai. Un adulto si sarebbe fatto probabilmente prendere dall'ingordigia, dalla smania di ricchezza e di potere e avrebbe fatto un gran casino. Gwendy no, sara` anche un'adolescente ma non perde mai la testa.

Durante la lettura non scopriamo mai veramente qual'e` la vera funzione di questa scatola. E` sicuramente soprannaturale, e` speciale ma a cosa serve e da dove arriva? Lo possiamo solo intuire, possiamo fare delle congetture, ma a un certo punto siamo come Gwendy. La accettiamo per quella che e`. Gwendy si limita a proteggerla nell'attesa che un giorno il legittimo proprietario torni a prenderla. E il signor Farris chi sara` in realta`?
Questo racconto sara` anche breve ma non per questo non e` interessante. Il fatto che non abbiamo un'idea precisa dell'origine della scatola non vuol dire che in questo racconto non succede niente. Attorno ad essa, infatti, vediamo Gwendy crescere, siamo partecipi della sua vita in cui la scatola ha un ruolo importantissimo, in quanto ne viene necessariamente influenzata e forse anche manovrata. Mi sono subito immersa nel mondo di Castle Rock, mi sono affezionata a Gwendy e mi e` dispiaciuto molto finirlo. Mi sarebbe piaciuto che fosse un po` piu` lungo solo perche avrei voluto che alcune storie, alcuni personaggi, fossero approfonditi meglio. Infatti, proprio per la brevita` della storia, l'unica persona di cui sappiamo un po` di piu` e` proprio Gwendy; gli altri come i genitori, la migliore amica Olive o il fidanzato Harry sono solo poco piu` che comparse ed e` un peccato perche` possono essere spunti per storie altrettanto interessanti. Mi sarebbe piaciuto conoscere meglio Olive, per esempio, e la sua storia difficile.

Mi accontento comunque. E` stata una bella lettura, un racconto molto carino che consiglio! Voto 4/5!




martedì 20 marzo 2018

"Il nome della rosa" di Umberto Eco - Cosa ne penso?


“Il vecchio monaco Adso da Melk, ormai prossimo alla morte, decide di raccontarci un episodio molto importante della sua vita, accaduto quando era solo un giovane novizio. Nel 1327 accompagno` il frate Guglielmo da Baskerville presso un'importante abbazia del Nord Italia, dove aveva il compito di condurre una complessa e delicata missione diplomatica. Al loro arrivo, pero`, iniziano a verificarsi una serie di misteriosi delitti tra i monaci e quindi l'Abate, conoscendo la grande intelligenza e astuzia di Guglielmo, lo prega di condurre le indagini per scoprire l'assassino prima che arrivi la delegazione papale. Guglielmo e Adso si ritroveranno ad affrontare un mistero ben piu` complicato, che coinvolge la grande Biblioteca dell'Abbazia, cosi` complessa da sembrare un labirinto che nasconde pericolosi segreti.”



Ho sempre provato un certo timore nei confronti di questo libro e solo quest'anno mi sono “fatta coraggio” e l'ho preso in mano. Sapevo che Il nome della rosa e` un signor libro, scritto da una mente brillante, Umberto Eco; se da una parte e` pluripremiato e acclamato dalla critica, infatti, dall'altra spesso il grande pubblico non ne parla benissimo. O per essere piu` precisi, nessuno dice che e` un brutto romanzo ma tutti me l'hanno sempre descritto come un mattone noioso e pesantissimo.
Ecco quindi che l'ho iniziato con un po` di diffidenza ma anche con tanta curiosita`, perche` comunque e` un romanzo storico e giallo insieme, e io ci vado a nozze!

Cosa dire adesso che l'ho terminato? Che in parte la gente ha ragione. Il nome della rosa e` un libro complesso. Ci sono due storie parallele in questo libro. Da una parte abbiamo la famosa missione diplomatica per cui Guglielmo e` stato mandato all'Abbazia; la riunione tra la delegazione papale e i rappresentanti dei fraticelli, una riunione che ufficialmente dovrebbe servire per portare un po` di pace e mettere fine alla spaccatura tra i due gruppi ma che in realta` e` una farsa e serve solo per cercare di sottomettere il secondo gruppo al volere del Papa. E` qui che il romanzo diventa difficile da comprendere o comunque da digerire. Grazie a questa riunione e alle discussioni che ne seguono, i nostri protagonisti (primo fra tutti il narratore, Adso), viene fatta un'analisi dettagliata della situazione politica e religiosa dell'Europa del 1300: il papa ad Avignone, le lotte tra Papa e imperatore, quelle tra il ricchissimo e poco spirituale Papa e chi invece vorrebbe un ritorno della Chiesa alla poverta` cosi come predicato da san Francesco; abbiamo le accuse di eresia, l'Inquisizione, le torture, i processi farsa, i roghi e tante (tantissime!) discussioni di natura filosofica e teologica. Sono parti a parer mio veramente interessanti ma per le quali bisogna prestare molta attenzione. A me piacciono molto ma capisco chi le ha trovate noiose.
E` in questi punti che esce fuori l'Umberto Eco filosofo e esperto di cultura medievale. Davvero affascinante.

Dall'altra parte abbiamo invece i delitti che coinvolgono i monaci subito dopo l'arrivo di Guglielmo e Adso all'abbazia. Qui siamo davanti a un giallo vero e proprio, con misteri che invece di risolversi si fanno a ogni pagina piu` fitti. E` anche la parte piu` divertente, dove Eco sfoggia anche molta ironia. Guglielmo e Adso sono gli Sherlock Holmes e Watson del medioevo. Guglielmo e` abile, intelligente, un grande osservatore e queste caratteristiche gli permettono di cogliere certi dettagli che a tutti gli altri sfuggono; e Guglielmo sa benissimo di essere bravo e se ne compiace, e ci rimane malissimo quando una sua ipotesi si rivela errata e fa (secondo lui) una brutta figura. E` bravo e orgoglioso di mettere in mostra questa bravura.
Adso invece e` l'aiutante che cerca in tutti modi di stare al passo del suo maestro, imparando tanto ma anche fallendo miseramente. Anche la parte “gialla” di questo romanzo e` molto intrigante. E se forse a un certo punto la scoperta del colpevole di tali delitti puo` non aver sorpreso tutti i lettori, il movente no dai, non ci credo che qualcuno puo` averlo capito in anticipo. Perche` e` talmente assurdo, soprattutto per un lettore moderno, che non si puo` intuire. Guglielmo ce lo deve per forza spiegare.

Forse un'altra cosa che puo` rendere ostica la lettura e` il fatto che il libro e` pieno di frasi intere in latino, soprattutto durante le conversazioni dei protagonisti. E` naturale per loro, sono monaci, con una grande cultura, addetti a una Biblioteca enorme e famosa e per loro e` la lingua comune. Avrei pero` gradito qualche nota a pie` di pagina con una traduzione pero` perche` i miei ricordi scolastici di latino sono ormai scarsi e capivo molto molto poco. La mia e` una delle prime edizioni, mentre so che nel 2012 e` stata pubblicata una nuova edizione dove Eco stesso ha apportato delle modifiche anche per quanto riguarda il latino. Non so se nella nuova edizione ci sono delle note, spero di si.

Riassumendo: e` pesante come dicono? Piu` che pesante e` un pochino tosto. Noioso? Per me per niente, ma ci sono delle parti che oggettivamente rallentano la lettura e la rendono ostica. Sono pero` rimasta veramente soddisfatta di questa lettura. Un romanzo che vorrei definire eccellente, curato nei minimi dettagli. Non posso non dargli un voto pieno, io l'ho amato! Voto 5/5.


sabato 10 marzo 2018

"The beyond experience" di Michael Reid Jr. - Cosa ne penso?


“Dopo la tragica morte della sua fidanzata e collega, il Dr. Ethan Lewis decide di portare avanti da solo la ricerca per una cura contro una delle malattie piu` frequenti degli ultimi tempi, la depressione e l'ansia; lui e` stato il primo a provare questo nuovo trattamento, ideato proprio dalla fidanzata e ora Lewis e` arrivato a un punto in cui la cura ha finalmente successo. Ma non e` tutto. Durante una seduta di trattamento con una paziente, lui e il suo assistente Kyle scoprono che la paziente parla e si muove...ma stando agli strumenti che monitorano la donna, la sua attivita` cerebrale e` completamente piatta. Al suo risveglio la donna racconta una cosa incredibile.
Sembra infatti che questa cura possa essere una sorta di passaggio per arrivare all'altro mondo, per parlare con i propri cari scomparsi. Lewis potrebbe avere tra le mani la risposta a una delle domande piu` antiche del genere umano; una cosa meravigliosa che pero`, nelle mani sbagliate, potrebbe rivelarsi una bomba pronta a fare molte vittime.”



The beyond experience e` un libro scritto da Michael Reid Jr. che per il momento esiste solo in lingua inglese. Non sono riuscita a trovare notizie su una possibile traduzione italiana, ma la versione inglese, se lo masticate un pochino, e` abbastanza semplice e scorrevole da leggere. Le parti un po` piu` pesantine (perche` ce ne sono) sono altre e a breve ve le raccontero`.

The beyond experience e` un libro di fantascienza, in cui i protagonisti sono tutti scienziati che fanno una scoperta dall'importanza enorme. Nonostante sia un libro di fantascienza, devo dire che i fatti e gli esperimenti descritti, non sono poi tanto fantascientifici. Sono descritti veramente bene e in maniera piu` che plausibile, tanto che mi sono chiesta piu` volte se lo scrittore fosse del settore. Ebbene si, Michael Reid Jr e` uno scienziato con tanto di dottorato; ecco perche` descrive la vita e il mondo del ricercatore cosi bene! Un mondo che fino a un paio di anni fa era anche il mio, percio` mi sono trovata molto bene a leggere quei passi. Sono pero` questi i punti pesantucci che dicevo prima; se infatti per me non e` stato difficile capire e immedesimarmi nello scienziato, forse per un lettore che nella vita fa tutt'altro potrebbe risultare un pochino noioso. Anche perche` Reid e` uno a cui piace particolarmente la descrizione minuziosa. Di tutto! Degli esperimenti, dei paesaggi, delle situazioni e delle emozioni dei protagonisti. E quando dico minuziosamente, intendo taaaaato!
Credo infatti che il libro avrebbe potuto tranquillamente avere un centinaio di pagine in meno senza far perdere l'interesse del lettore. Piu` volte infatti ho desiderato che “tagliasse corto”.

Se pero` da una parte, queste descrizioni sono un pochino ridondanti, dall'altra ci permettono di conoscere a fondo i protagonisti, che sono stati caratterizzati molto bene. Si empatizza con loro e con la loro storia.
Una cosa che ho apprezzato molto e` il fatto che finalmente lo scienziato in questo libro non equivale a un mostro egoista ed egocentrico che gioca a fare Dio e pensa solo ai soldi. Troppo spesso nei film e nei libri i camici bianchi vengono dipinti in questo modo, e lo trovo abbastanza fastidioso. Le mele marce ci sono in ogni ambito, ma vi posso assicurare che la maggior parte di noi e` perfettamente umano, ha di sentimenti, ha un'etica professionale e udite udite, lavora per amore della scienza. Lewis, Kyle e tutto il loro gruppo fanno parte di questa categoria. Purtroppo scoprono qualcosa che finendo nelle mani sbagliate potrebbe provocare grandi casini.

Si, ma cos'e` questa cosa? Lewis e Kyle scoprono il modo per raggiungere l'aldila`, o almeno cosi pare. Capite ora perche` la loro scoperta e` una bomba? In questo libro si parla di una delle piu` grandi domande della storia dell'umanita`: c'e` vita dopo la morte? Possiamo ancora parlare con i nostri cari? E per ultimo...esiste Dio?
Reid affronta tutti questi temi senza mai cadere nel banale. E soprattutto, pur non essendo una persona religiosa, ho apprezzato il fatto che l'autore non ha mai messo in contrapposizione la religione alla scienza. Spesso si pensa che l'una debba per forza escludere l'altra. Reid ci mostra, in maniera ragionevole, che non per forza deve essere cosi.

The beyond experience vi fara` pensare tanto, tantissimo. Anche se in alcuni momenti e` stato un po` difficile andare avanti con la lettura con costanza, ho trovato questo libro molto bello, ben scritto. I temi sempre cosi` discussi, sono stati affrontati in maniera intelligente e mai banale. Davvero davvero carino.
Lo consiglio? Decisamente si. Voto 4/5!





martedì 27 febbraio 2018

La libreria allegra segnala: "Tutti i condomini hanno i loro piccoli segreti” di Federica Rubini


Oggi post un pochino diverso dal solito. Sto infatti per fare la segnalazione di un thriller, scritto da Federica Rubini, dalla trama decisamente intrigante!
Raramente faccio delle segnalazioni di libri perche` preferisco leggere un libro prima di parlarne, pero` purtroppo in questo periodo non ho la possibilita` di leggere altro. Ma dopo aver letto la sinossi, le mie antenne si sono drizzate dalla curiosita` e credo proprio che lo mettero` in wishlist!
Vi lascio quindi qualche informazione su come, dove e quando potete trovare questo libro e su come contattare l'autrice se avete qualche ulteriore curiosita` :)




Trama:
Sabrina decide di trasferirsi in una nuova casa in cui anni prima si era verificato un omicidio; subito viene messa al corrente del coprifuoco che vige in quel palazzo: alle 22.00 tutti devono essere in casa. Sabrina non riesce a capire questa strana usanza e nemmeno perché i suoi vicini mettono del cibo sui pianerottoli.

Prezzo:
“Tutti i condomini hanno i loro piccoli segreti” è acquistabile solo su Amazon al prezzo di 1,50 €

Potete trovare Federica su:


Instagram: rubinifederica

Piccola Curiosita`:
Come è nato “Tutti i condomini hanno i loro piccoli segreti”?
L’idea che ha dato vita a “Tutti i condomini hanno i loro piccoli segreti” nasce una sera ad un aperitivo: i partecipanti ad un corso di scrittura creativa erano riuniti al tavolino di un bar, tra loro c’ero anche io (Federica Rubini). Una nostra compagnia di corso inizia a raccontare la storia della casa in cui abita: tra quelle mura c’era stato un caso di cronaca nera. Da quel racconto è nato “Tutti i condomini hanno i loro piccoli segreti”. La mia compagna di corso ha letto il mio racconto e subito è andata ad accertarsi che non ci fossero buchi nei muri.

Beh, che ne pensate?? Give it a chance!


giovedì 22 febbraio 2018

"Ines dell'anima mia" di Isabel Allende - Cosa ne penso?


“Ines Suarez nasce all'inizio del '500 in Spagna, figlia di un modesto artigianodi Plasencia, piccolo paese dell'Estremadura. Dotata di un forte temperamento che male si addice alla condizione femminile sottomessa all'autorita` del clero e del maschio. Ines sposa, contro la volonta` della famiglia, Juan de Malaga, che presto la abbandona per cercare fortuna nel Nuovo Mondo. La giovane non si da per vinta e con i solid guadagnati cucinando e ricamando, si imbarca anche lei per quelle terre lontane. Li, non trovera` mai suo marito ma un destino molto piu` grande la attende. Da semplice sartina di provincia, Ines Suarez e` destinata a essere una delle fondatrici del Cile e la sua governatrice. In questo libro viene raccontata la storia di una delle donne piu` importanti e allostesso dimenticate della storia.”




Nonostante la Allende scriva libri che non rispecchiano per niente i genere di libri che io apprezzo, la trovo una scrittrice meravigliosa.
In questo libro la Allende vuole rendere giustizia e celebrare dona Ines Suarez, la fondatrice del Cile (mica niente), una delle donne con piu` potere, astuzia e intelligenza che siano mai esistite ma che allo stesso tempo viene citata pochissime volte, in favore dei suoi colleghi maschili. Lo fa in modo che sia Ines stessa a raccontarci la storia della sua vita. La narratrice e` infatti una Ines ormai settantenne, che sente prossima la morte e che per questo motivo vuole lasciare ai posteri la sua versione della storia. Gia ai suoi tempi, infatti, nonostante lei abbia avuto un ruolo non solo importante, ma fondamentale per la conquista del Cile, i suoi contemporanei stanno gia procedendo a relegarla in un angolino, come se non avesse fatto niente di cosi importante, al contrario degli uomini. Lei vuole far sentire la sua voce e quindi, nonostante il cuore le stia per cedere e senta e veda gia` gli spettri delle persone care gia` morte che la attendono, decide di mettersi a scrivere le sue memorie.

L'inizio del libro, dopo tutte queste premesse, mi ha entusiasmato parecchio, ma a un certo punto Ines si perde a descrivere la vita di altri personaggi, come Pedro de Valdivia, che sicuramente hanno un ruolo piu` che fondamentale in questa storia ma che hanno spostato la mia attenzione da lei. Questa cosa succede spesso nella narrazione e per un po` mi ha infastidita; poi ho pensato che la Allende ha immaginato la storia raccontata da un'anziana ed e` normale che gli anziani a volte si perdano un pochino in dettagli, inizino a divagare o a ripetere le cose piu` volte. Alla fine non ho piu` trovato questa cosa irritante ma ha iniziato a farmi tenerezza e a rendere la narrazione piu` “verosimile”.
Il racconto della vita di Ines e` incredibile, non conoscevo la storia di questa donna cosi forte. Ha ovviamente i suoi difetti, non e` perfetta, ma quanto mi piacerebbe assomigliarle almeno nella forza e nella tenacia. In altro forse no, perche` nonostante sia una donna che sicuramente e` andata contro tante cose (e nel suo tempo per una donna era impensabile), di base anche la sua mentalita` e` un pohino maschilista. E` anche normale che sia cosi, stiamo parlando del '500.

Ho trovato anche di grande impatto tutto il contesto in cui la storia si svolge. La Allende, attraverso la voce di Ines, ci racconta benissimo cosa hanno voluto dire le “conquiste” spagnole in terra americana. Se istintivamente siamo anche portati a tifare per gli spagnoli, poi ci si rende conto che in realta` i cattivi sono proprio loro. Piu` volte viene sottolineato il fatto che in fondo i terribili indigeni non stanno facendo altro che reagire a uno straniero che di punto in bianco arriva, pianta una bandiera e pretende che gli indigeni che di diritto abitano quelle terre gli consegnino terre, oro e persino persone; che siano felici di perdere la liberta` e accettino di buon grado di andare a fare lo schiavo, che accettino le violenze atroci in nome di un dio e di un sovrano che non conoscono. Tutto regolare. Gli Europei sono stati parecchio crudeli e arroganti, e soprattutto di memoria corta visto che, per quanto riguarda gli spagnoli, avevano vissuto qualcosa di molto simile a cio che hanno poi imposto nel Nuovo Mondo, quando c'e` stata l'invasione e la conquista da parte dei Mori.

Ma qual'e` il ruolo di Ines in tutto questo? Sapete quando si dice che dietro a un grande uomo c'e` sicuramente una grande donna? Ecco. Se gli uomini andavano in battaglia, conquistavano, ammazzavano e cercavano oro, Ines era li a fondare citta`, organizzarle, dare da mangiare alla popolazione, curarla, farle da madre, dare consigli di guerra.
Ines ci racconta anche dei suoi grandi amori che alla fine sono stati tre. Di questi tre pero` solo l'ultimo posso dire che e` un uomo degno di questo nome. Nessuno fino a Rodrigo le da il rispetto che merita, anzi. Ines viene parecchio maltrattata, ignorata e data per scontata. Forse e` anche questo che non mi e` piaciuto molto. Da una donna di tale forza mi aspetto che non accetti tali comportamenti e soprusi e invece proprio nel privato accetta sempre le delusioni da parte di questi omuncoli, in alcuni momenti perfino giustificandoli. Per molti aspetti Ines era avanti anni luce rispetto alle sue contemporanee ma per altri...insomma…

In alcuni punti ammetto di essermi annoiata un pochino, ma in generale il libro mi e` piaciuto molto. Ho adorato la forza di questa donna. Chissa` quante altre donne sono state protagoniste, hanno contribuito a fare la storia ma poi sono state simpaticamente omesse e dimenticate. Per questo motivo ho apprezzato parecchio il progetto della Allende e Ines sara` un'altra protagonista femminile della quale mi ricordero` spesso in futuro.
Il mio voto per questo libro e` 4/5!!

domenica 18 febbraio 2018

"Le notti di Salem" di Stephen King - Cosa ne penso?


“Da sempre a Marsten House, la maledetta dimora di 'salem's Lot, accadono cose strane e continuano ad accaderne, in particolare da quando due uomini misteriosi si sono stabiiti in quella casa, disabitata da anni. Ben Mears, lo scrittore tornato a 'salem's Lot per cancellare gli incubi dell'infanzia, si trovera` a fronteggiare altri orrori. Orrori tali da gelare il sangue nelle vene.”




Prima di cominciare a parlare del libro, vorrei ribadire un'altra volta una cosa, ne sento il bisogno. Le mie non sono delle vere e proprie recensioni, perche` per quelle c'e` gente piu` capace e preparata di me. I miei sono commenti, opinioni personali in cui parlo principalmente di cosa il libro ha suscitato in me. Se meraviglia, orrore o indifferenza. Questo per dire che sto per dare un brutto voto (da prof ci sto prendendo gusto :D) a un libro decisamente osannato. Succede.

Ecco, io da Le notti di Salem sono rimasta delusa. Forse e` colpa mia che mi aspettavo grandi cose, ma in effetti questo e` uno dei libri piu` apprezzati di Stephen King. E` stato scritto nel pieno della sua giovinezza, dello scoppio del suo talento e come tale e` acclamato da tutti. Purtroppo a me non e` piaciuto molto. Il problema e` che non riesco a capire esattamente cosa sia andato storto tra me e e lui, perche` alcuno cose le ho apprezzate, non lo boccio in pieno.

Cosa mi e` piaciuto? Ho apprezzato moltissimo lo stile di scrittura. E` King al 100% ma non quello un po` troppo “slang e splatter”. Sono molto belle le parti, soprattutto all'inizio dei capitoli, in cui viene descritta la vita in un tipico piccolo paese del Maine o del New England. Sono cose che King puo` descrivere in maniera impeccabile, grazie al dono per le parole con cui e` nato e al fatto che lui in questi posti ci vive da una vita intera. Creano l'atmosfera e ti catapultano a Gerusalem's Lot.
Sono decisamente belle e inquietanti le scene horror. Una delle mie paranoie piu` grandi da piccola era quella di trovare qualcuno fuori dalla finestra, in piena notte, che mi chiede di entrare...al secondo piano… Forse piu` del classico mostro nell'armadio. Da piccola Dracula era il mio babau.
Decisamente apprezzati, quindi, anche i villain di questa storia, i vampiri. Crudeli, famelici e demoniaci come piacciono a me!

Al contrario, invece, non mi e` piaciuto nessuno dei protagonisti buoni, quelli per cui si dovrebbe fare il tifo. E` forse questo che mi ha deluso di piu`. E` importante per un lettore provare una qualche forma di “sentimento” per il protagonista (o per alcuni di essi); che sia simpatia, affetto o anche odio, ma qualcosa devono suscitare. Invece qui tutti, da Ben, al professor Matt (il Van Helsing della storia), a Susan (insignificante) fino al piccolo Mark. Nessuno di loro purtoppo mi ha colpito, mi ha fatto sperare che vincessero o perlomeno che sopravvivessero. Non me ne importava nulla. Ho letto la storia con curiosita` e nient'altro.
Quindi, mi dispiace parecchio per Steve, ma il mio voto per Le notti di Salem e` 3.5/5.
Ora vorrei tanto sapere, e` successo solo a me? C'e` qualcosa in questo libro, e soprattutto nei suoi protagonisti, che io non ho saputo cogliere? Oppure c'e` qualcuno la fuori che e` d'accordo con me? Andiamo, non siate timidi :D